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Il silenzio della stampa spezzina di allora sulla scissione comunista

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
I delegati davanti al Teatro Goldoni il 15 gennaio 1921, giornata inaugurale del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano

- Il venerdì 21 di cent’anni fa, durante lo svolgimento a Livorno del 17° congresso del Partito Socialista, avvenne la scissione della componente di sinistra che uscì dal teatro Goldoni dove si teneva l’assemblea per andare al teatro San Marco. Lì diede vita ad un nuova formazione che si chiamò “Partito Comunista d’Italia (sezione della III Internazionale Comunista)”. Nel nome era esplicita la dipendenza della neonata formazione dall’organizzazione che riuniva i partiti comunisti del mondo che, militando sotto quella sigla, rinunziavano alla loro autonomia decisionale.
Cose note che ricordo sommariamente solo per esaminare i commenti della stampa spezzina sul fatto.
Le analisi che si fanno di un fatto sono giudizi, ma anche il silenzio è una valutazione. Ebbene, sui giornali locali dell’epoca si legge molto poco della vicenda.
Va anche detto che allora pubblicano solo due testate: “Il Tirreno”, quotidiano sponsorizzato dall’Ansaldo, e “Il Libertario”, settimanale anarchico diretto da Pasquale Binazzi che, però, in quei giorni è in carcere per l’occupazione delle fabbriche ed è un’assenza che si avverte.
Era un periodo molto agitato ma anche altrettanto confuso.
Il Tirreno, che con quattro anni di anticipo dà per certa la morte di Lenin, commenta gli interventi dispiacendosi che il Psi continui ad arrovellarsi per la frammentazione del partito dove non esiste unità. Giornale della grande industria, non stupisce che difenda a dagli attacchi l’anziano riformista Turati sulla cui azione politica spesso ha da ridire: l’avversario va tutelato quando l’aggredisce il nemico e poi un Psi debole tornava comodo. Molto spazio è riservato alla rivoltella agitata dal comunista Bombacci, catturato il 28 aprile ’45 nella vettura del duce in fuga.
Poi più niente. Complice la mancata uscita nei giorni caldi, manco si dà notizia della scissione. Solo il 25 si dice che “dovrà costituirsi alla Camera un nuovo ufficio” perché 18 deputati usciti da quello socialista, danno vita al gruppo comunista: tutto, insomma, è derubricato ad un problema di spazi.
Sconcertante è l’atteggiamento del Libertario che si limita a dedicare un editoriale del santerenzino Roberto Marson che ritiene inevitabile la scissione giudicandola conseguenza “di una lotta di uomini più che di finalità” che non tiene conto della lezione che viene dalla Russia rivoluzionaria. Il finale dice che chi si senta veramente comunista, deve entrare nelle file dell’anarchismo: una conclusione che non tiene conto delle realtà.
Questo è quanto troviamo sulla stampa spezzina che tace sulle reazioni che si ebbero in città.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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