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"Il Libertario", Binazzi e l'anarchismo in riva al Golfo

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Pasquale Binazzi e Zelmira Peroni

- Quanti aderivano alle idee di Bakunin o di Cafiero o di Costa non erano poca cosa fra la gente che popolava le rive del Golfo. Rappresentavano una fetta della società spezzina che non s’accontentava delle proposte di miglioramento delle condizioni di vita prospettate dalle altre organizzazioni della sinistra del tempo. Neppure volevano restare ingabbiati dentro strutture che limitavano le possibilità di movimento dato che, al contrario, erano sempre desiderosi di esprimere le proprie potenzialità come meglio ritenevano, anche singolarmente.

Dico degli anarchici che contavano abbastanza nea Speza industriale del Novecento. Vantavano pure un settimanale famoso in tutt’Italia e capace anche di scoop clamorosi come quando divulgò nel 1915 il Manifesto per la Pace uscito dal Congresso dell’Internazionale Socialista tenutosi a Zimmerwald, un documento che il Governo Salandra aveva sottoposto a censura. La testata portava il nome, fin troppo scontato, de “Il Libertario” ed era stata fondata da Pasquale Binazzi che la diresse dalla prima copia del luglio 1903 fino all’ultimo numero uscito alla fine del 1921.

Binazzi fu il leader indiscusso del movimento anarchico locale e personalità ben nota nella sinistra italiana del tempo.
Classe 1873, Pasquale Binazzi, appena quindicenne fu colpito dall’illuminazione dell'anarchia, idea che l'accompagnò fino alla morte nel 1944 mentre era impegnato nella Resistenza. Tenuto d’occhio dalla polizia umbertina che lo rinchiuse in carceri ben distanti dal Golfo e poi perseguitato dal fascismo, Binazzi è una figura di alto rilievo nella storia della sinistra locale. Segretario della Camera del Lavoro, si trovò immerso nelle lotte che il crescente proletariato locale sosteneva negli anni in cui nel Golfo si formava la coscienza operaia.

Il foglio che dirige riflette il carattere dell’ideologia anarchica: si propugna l'astensionismo elettorale e si rifiuta il confronto politico con le altre forze delle sinistre del tempo. Gli anarchici preferiscono rinchiudersi in un limbo di presunta purezza politico-dottrinale senza porsi il problema, cruciale nei periodi convulsi, delle alleanze, scegliendo uno splendido isolamento che prevedeva scontri duri con i socialisti, cosa naturale ché entrambi pescavano nella stessa area sociale. Per Binazzi che con Zelmira Peroni, compagna in ogni senso, fu convinto assertore di quelle idee, si sentono
oggi parole di apprezzamento: chissà se sia per il fascino dell'eroe postromantico alla cheguevara o per compensare le delusioni per una politica che non sa dare risposte alla crisi che ci caratterizza.

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