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Legge ligure alloggi popolari, per Sunia e Sicet è incostituzionale

Sulla base di tre sentenze che riguardano Lombardia, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia.

la contestazione punto per punto
Franco Bravo

Liguria - La Corte Costituzionale ha dichiarato l’ illegittimità di quella parte della legge regionale della Lombardia, che fissa il requisito della residenza ultraquinquennale come condizione di accesso al beneficio dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica. La richiesta di tale requisito "contrasta sia con i principi di eguaglianza formale e ragionevolezza, perché produce una irragionevole disparità di trattamento a danno di chi, cittadino o straniero, non ne sia in possesso, sia con il principio di eguaglianza sostanziale, perché tale richiesta contraddice la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica".
Forte di questa pronuncia i sindacati Sunia e Sicet hanno rivolto una lettera al presidente della Regione Liguria, al presidente del Consiglio regionale della Liguria e ai presidenti dei gruppi consiliari regionali per ottenere una revisione della legge regionale. Anche questa infatti richiede, per poter partecipare al bando, di possedere il requisito della "residenza o attività lavorativa da almeno cinque anni nel bacino di utenza a cui appartiene il Comune che emana il bando tenendo conto della decorrenza della stessa nell'ambito del territorio regionale".

"Si ravvisa la necessità che questo Consiglio Regionale provveda ad emendare la legge regionale nella parte già dichiarata illegittima, anche se con riferimento ad altra legge. Ciò al fine di evitare che la prossima uscita di bandi possa essere oggetto di richiesta di declaratoria di incostituzionalità, il cui esito pare scontato alla luce delle sentenze citate, ma che avrebbe comunque una ricaduta negativa sui destinatari del bando, provocando quantomeno ritardi e blocchi nelle assegnazioni", scrivono Franco Bravo per il Sunia e Stefano Salvetti per Sicet.
L'altra sentenza a cui si fa riferimento riguarda invece la Regione Abruzzo. Nel contestare l'articolo 4, la Corte Costituzionale "non valuta l’incostituzionalità del requisito della ultraquinquennalità solo come requisito per la partecipazione al bando, ma anche come ipotetica condizione di punteggio, che deve invece essere assoggettata all’esame di congruenza rispetto agli altri criteri di punteggio individuati dalla norma nel complesso. Questo al fine di non consentire alla sola anzianità di residenza di assumere prevalenza sul fabbisogno abitativo". Si tratta, fanno notare i sindacati, di evitare una “sopravvalutazione”della residenza, "che parrebbe sussistere nei confronti di tutti i concorrenti al bando non residenti nel comune che lo ha emanato ai quali vengono attribuiti ben 40 punti per una residenza di almeno 6 anni, punteggio che consente di superare di gran lunga altri punteggi dedicati ad invalidità, sfratti,etc...".

Infine, un altro punto è oggetto di contestazione. La Dgr ligure n.613/2018 ( al punto 3) prevede un duplice onere documentale aggiuntivo per i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea. Una aspetto che la Corte Costituzionale ha già bocciato con riferimento alla Regione Friuli Venezia Giulia. ""uesti ultimi, diversamente dai cittadini italiani o europei, sono tenuti a produrre certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero di origine, attestante che tutti i componenti del nucleo familiare non possiedono alloggi adeguati nel Paese di origine ai fini della verifica della “non titolarità di diritti di proprietà su uno o più alloggi,ubicati all’interno del territorio nazionale o all’estero”, sottolineano Sunia e Sicet.
"Naturalmente questo obbligo precisa la Corte Costituzionale può essere mantenuto solo per chi ha mantenuto la sua residenza fiscale all’estero.A nostro parere pare tuttavia fantasioso pensare di trovarci di fronte ad evasori fiscali che nascondono i loro patrimoni in paradisi fiscali e che presentano domanda per l’assegnazione di un alloggio Erp.
Per i cittadini italiani ed europei detta certificazione non è richiesta ed è ritenuta sufficiente l’autocertificazione. La sentenza ha aggiunto che, oltre che irragionevole, la previsione risulta altresì discriminatoria.Tale carattere dell’onere aggiuntivo a carico dei soli cittadini extra Ue appare evidente".

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