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Ultimo aggiornamento: Domenica 13 Giugno - ore 15.10

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Lsct, la luna di miele con la città è finita. Il rapporto è ancora recuperabile?

In città i timori su un possibile disimpegno da parte del terminalista crescono col passare del tempo. Adsp impegnata nella revisione della concessione, ma serve ritrovare la credibilità minata da segnali che altrove hanno portato all'addio.

Lo scenario
Molo Fornelli

La Spezia - La Spezia container terminal è ancora intenzionata a investire nel porto spezzino? Più passa il tempo e più i dubbi crescono. E a tramutarli in timori bastano le voci che circolano nel panorama portuale italiano, unite agli accadimenti delle ultime settimane, con la spaccatura tra i sindacati sul prolungamento della cassa integrazione in prima linea.
Sono trascorsi ormai nove anni dal giorno in cui Lsct firmava insieme all'allora Autorità portuale un contratto di concessione per molti e banchine della durata di 53 anni, impegnandosi a compiere opere di ampliamento per circa 70 milioni, ai quali aggiungerne 115 per le attrezzature in banchina. Da allora quasi nulla è stato fatto, lasciando di fatto appeso a un filo il completamento del Prp. Niente ampliamento a est del Molo Garibaldi e quindi niente sgombero di Calata Paita. E dopo una lunga attesa la proposta: iniziare dalle opere di riempimento della Marina del Canaletto, ormai liberata dalla nautica sociale. Un'eventualità presa in considerazione dall'Autorità di sistema portuale che ha estremo bisogno di liberare il primo bacino da container e merci per avviare i lavori di realizzazione del nuovo molo crociere. Un intervento sul quale hanno scommesso le tre principali compagnie crocieristiche del Mediterraneo e che ha una scadenza dovuta all'imminente e assai probabile inserimento all'interno delle opere da finanziare attraverso il Recovery fund. Il pennello sul quale sorgerà la stazione marittima dovrà essere concluso entro il 2026. Meno di cinque anni. Un battito di ciglia per le tempistiche italiane.
Tanto più se si considera che al momento l'Adsp guidata dall'esperto Mario Sommariva e i vertici locali di Contship si trovano in una complessa fase di revisione della concessione.

Ma quello dei tempi potrebbe non essere il problema più grande. Lsct, infatti, deve recuperare la credibilità che si era guadagnata in quasi quarant'anni e milioni di container movimentati. Non senza i relativi disagi per i quartieri del Levante.
Il rischio paventato da molti addetti ai lavori è infatti quello che, complice la guerra mondiale tra terminalisti e compagnie di navigazione, si verifichi anche in riva al Golfo dei poeti quello che nel recente passato è accaduto a Gioia Tauro e a Cagliari. Ovvero il lento ma inesorabile disimpegno da parte di Contship e delle compagnie a essa collegate.
Dallo scalo calabrese si dipana una trama che sembra fatta apposta per le ipotesi di complotto in quel della Spezia. Dopo aver spartito le quote della gestione del terminal con Msc è iniziato un braccio di ferro industriale con mancati investimenti e perdita di competitività da parte del porto, conclusa solamente dopo la cessione dell'intera torta a Msc (che alla Spezia detiene il 40 per cento delle quote della gestione del terminal).
A Cagliari, invece, è stato imputato a Contship di aver deviato alcune tratte a favore di scali del Nord Africa, prosciugando lentamente i traffici verso il capoluogo sardo.
Sullo slittamento degli investimenti spezzini abbiamo detto, mentre è da ricordare che è di poche settimane fa il trasferimento a Livorno (dove opera Msc, così come a Genova) della toccata settimanale di Orient overseas container line (Oocl), compagnia ritenuta nell'orbita di influenza della società del gruppo tedesco, così come Hapag Lloyd, con cui Contship ha investito a Tangeri sei mesi dopo l'ultima toccata a Cagliari.

E in tutto questo, come se non bastasse per far dormire sonni agitati, ci sono rapporti tesi tra Lsct e le istituzioni locali, a cominciare dal Comune della Spezia, e anche il clima sociale si è surriscaldato dopo la frattura tra le sigle sindacali e il dibattito sulla correttezza del prolungamento della cassa integrazione che si è innescato anche tra gli stessi lavoratori.
Non solo per le argomentazioni relative al numero massimo di dipendenti che potranno essere lasciati a casa in contemporanea, ma anche per le diverse implicazioni che vengono attribuite al ricorso agli ammortizzatori sociali. C'è chi ricorda gli impegni in fatto di livelli occupazionali assunti in sede di concessione e chi, memore di un bilancio 2019 concluso con un utile che ha sfiorato i 40 milioni, ritiene che la contrazione del 20 per cento dei traffici non giustifichi in alcun modo il ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma per conoscere i numeri del bilancio 2020 di Lsct sarà necessario attendere ancora, mentre altri terminal lo hanno presentato da oltre un mese. Insomma: c'è chi pensa che anche questa volta a pagarla (letteralmente) siano i lavoratori.

La luna di miele tra Lsct e la città è finita. Lo dimostra anche la composizione dei vertici della società, un tempo espressione diretta del territorio. Oggi nel management del terminal gli spezzini sono scomparsi, così come le sponsorizzazioni e le iniziative che per prime, già sul finire degli anni Ottanta, avevano portato il porto, i suoi riti e i suoi protagonisti al di qua delle recinzioni.
E' un rapporto ancora recuperabile? La città sta facendo i suoi passi per scoprirlo. Non resta che attendere quelli di Contship e Msc.

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